COP 25: l'ultimo ennesimo fallimento

05 Sep 2021 - Gruppo Studio PreCop XR Milano
XR Magazine Società



Qual è stato il risultato della COP25?

Il vertice è servito da trampolino di lancio prima delle cruciali scadenze del 2020 stabilite dall’Accordo di Parigi. Più di settanta stati si sono impegnati ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050, anche se i Paesi che ne emettono di più non l’hanno ancora fatto e si continua a registrare record di emissioni.

Perché non l'hanno ancora fatto? Ci sono impedimenti reali e dunque hanno finora fallito o non ci stanno dicendo la verità? Vogliamo la verità: subito. La volontà del popolo è ormai chiara: vogliamo lo zero netto nel minor tempo possibile

Brasile, Stati Uniti, Cina, Giappone e Australia, Arabia Saudita hanno ostacolato il raggiungimento di compromessi ambiziosi nella riduzione delle emissioni durante i lavori.

Perdura, tuttavia, l'assenza di un’intesa sui 3 tasselli più importanti:

  • il mercato dei crediti del carbonio,

  • l’“ambizione”, cioè l’aumento da parte di ciascun paese degli impegni nazionali (sottoscritti nel 2015 a Parigi) per il taglio dei gas serra (NDC) entro il 2030

  • gli aiuti per le perdite e i danni subiti dai Paesi vulnerabili (loss and damage).

I MERCATI DEL CARBONIO

I mercati del carbonio sono regolati dall’art. 6 dell’Accordo di Parigi che prevede la possibilità, per chi inquina, di comprare crediti da imprese ecologicamente virtuose, potendo così continuare ad emettere gas nocivi: parliamo del cosiddetto greenwashing, controproducente e ingiusto specie per i paesi più vulnerabili, oltre ad essere un vero e proprio assalto al nostro benessere.

Si punta a regolare in modo più stringente il meccanismo di compensazione e gli scambi di crediti tra Paesi diversi, una possibilità ad oggi deregolamentata. Nella regolazione del mercato globale del carbonio c’è ancora grande distanza sul meccanismo di calcolo: i Paesi sono spaccati in due perché c’è chi vorrebbe un “doppio conteggio” sia a carico di chi vende e di chi compra mentre chi vorrebbe depenalizzare i virtuosi che vendono. Questo è uno dei punti più complicati dell’Accordo: in quattro anni di negoziati le parti non hanno trovato un compromesso per renderlo operativo.

Se i Governi non sono capaci di accordarsi, chiediamo ai diretti interessati, i cittadini, creiamo delle assemblee cittadine!

CARBON BORDER TAX

È l’imposta di adeguamento dell’impronta carbonica alla frontiera, ovvero una tassa su qualsiasi prodotto importato da un paese che non abbia un sistema tariffario del carbonio, come un mercato dei crediti o una carbon tax, sfavorendo le nazioni che non adottano misure adeguate di decarbonizzazione.

FINANZA CLIMATICA

Dal 2009 si discute di movimentare 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 e altri fondi per sostenere paesi meno sviluppati nella transizione alla decarbonizzazione.

Alla COP 26 si dovrà iniziare a discutere del post-2025, dove da 100 i miliardi dovranno diventare molti di più.

PERDITE E DANNI (Loss & Damage)

I Paesi più esposti alla perdità di biodiversità e al collasso climatico, insieme ai Paesi colpiti da condizioni meteorologiche estreme (es. innalzamento dei mari, tempeste, incendi, siccità) chiedono accesso al fondo finanziario come risarcimenti, garantiti dagli Stati che più hanno contribuito alle crisi (giustizia climatica).

AMBIZIONI

Gli impegni dei singoli governi (che devono essere in linea con l’innalzamento medio della temperatura globale di 1,5 °C entro 2100 rispetto al periodo preindustriale) vanno presentati alla COP 26.

L’ITALIA

Su 200 Stati, 73 Paesi hanno definito gli impegni o hanno indicato l’intenzione di rafforzarli, altri 11 hanno invece avviato il processo. Quanto all’Italia, al momento non è nella lista ma l'ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha assicurato «che il nostro Paese ci vuole essere, ci deve essere».

Parole, soltanto parole che dopo anni di inadempimento e disprezzo verso il benessere comune hanno inasprito e peggiorato il collasso climatico e l’estinzione di massa. Consapevoli che soltanto grattando e graffiando via il greenwash che sembra emergere periodicamente da ogni Summit, la verità può arrivarci, dura, brutale ma anche ottimista che sia. Consapevoli che dopo anni di promesse vuote e di obiettivi inconcludenti, la nostra salvezza grava soltanto sulle nostre spalle. Consapevoli che ognuno di noi ha il potere di riprendere in mano il proprio futuro, ci ribelliamo per la vita.

Dal 1995 ad oggi le COP si sono susseguite senza scalfire il costante aumento delle emissioni e la conseguente distruzione degli ecosistemi.

Le COP hanno fallito, ma cambiare è necessario. Ribellati a Milano per la PreCOP26. SCOPRI COME!