Storie della Grande estinzione: un manuale per sopravvivere al collasso dell’Antropocene

13 Jun 2021 - Marcello Casa
XR Magazine Letture Ribelli



Il 27 ottobre 2020, in piena pandemia, è uscito per l’editore Aguaplano il libro ‘Storie della grande estinzione’, curato da Matteo Meschiari e Antonio Vena, al quale hanno partecipato in quasi 200 tra artisti e scrittori. Si tratta di un’opera ambiziosa, una raccolta di racconti e illustrazioni che prova a indagare da diversi punti di vista il tema della fine dell’Antropocene e il collasso climatico, sociale ed economico a cui stiamo andando incontro.

Il progetto TINA, che è anche lo pseudonimo con cui si firma il collettivo, nasce da una open call proposta da Meschiari e Vena, e ha prodotto un testo ibrido di 492 pagine che rimbalza attraverso migliaia di anni di storia umana, diversi continenti e altrettante forme viventi. È allo stesso tempo un romanzo ucronico, un saggio storico, un libro illustrato, un poema epico e un diario personale. ‘Storie della grande estinzione’ è un libro in forma di mostro, ogni storia che racconta è un pugno nello stomaco che ti lascia senza fiato, ogni salto avanti e indietro nei millenni è una sferzata della sua coda viscida di inchiostro con cui ti afferra e non ti lascia andare.

La struttura 

Nel libro, più di 150 scenari, descritti o immaginati, sono raggruppati, similmente al Decamerone di Boccaccio citato in esergo, in 7 giornate tematiche: Collasso, Shock Cognitivo, Spettri (del futuro, del ripetibile), Il problema di Grendel, Archeologie dell’orrore, Estinzione, Il fato delle forme. Gli scenari sono estremamente diversi fra di loro, per ambientazione, per tono, per stile, per tecnica narrativa. Infatti, durante la lettura ci si può imbattere in micro-saggi storici, subito seguiti da racconti ucronici, leggere alcune pagine di diario accompagnate da poesie sentimentali, racconti pulp o trash, comici o tragici, ognuno affrontato con lo stile del proprio scrittore. Gli scenari sono collegati fra loro da cerniere narrative, ad opera di Meschiari e Vena, che hanno il compito di riportare il narrato a un filo conduttore, ovvero la l’accettazione del collasso del sistema circostante e il necessario adattamento della specie umana davanti all’ignoto. Spesso queste cerniere prendono la forma di esercizi di training autogeno, anche di tipo spirituale, tanto che l’opera può essere considerata come una meditazione sul collasso, un libro da consultare per prenderne coscienza, una buona pratica per l’anima e l’io, come lo Yoga e le arti marziali.

“Nel deserto fuori da Los Angeles sono sepolti corpi anonimi. Possono essere pensati uno per uno.

Esercizio: Tra i 500.000.000 di animali bruciati in Australia scegline uno e seguilo nella sua morte solitaria”

‘Storie di una grande estinzione’ è quindi un’opera corale, che utilizza la scrittura collettiva con un duplice scopo: ampliare il numero dei punti di vista, necessari per raccontare una ‘storia’ così ambiziosa, come detto dallo stesso Meschiari, e praticare una ‘resistenza narrativa’ che porta alla costruzione di senso dal basso, in direzione opposta alla cultura bulimica prodotto dall’alto per il mercato di massa.

Il significato dello pseudonimo

La stessa scelta dello pseudonimo, TINA, non è casuale, ma ci racconta la linea che i due curatori hanno voluto seguire. Si legge infatti sulla terza di copertina:

“TINA è un autore collettivo coordinato da Matteo Meschiari

e Antonio Vena. Il nome ricorda e omaggia Tina Michelle

Fontaine (1999-2014), una ragazza nativa del Canada uccisa

a 15 anni: una microapocalisse che fa parte dei tanti genocidi

a bassa intensità con i quali scompaiono individui, lingue,

tradizioni, mondi, possibilità. TINA è anche un acronimo:

There Is No Alternative, rovesciamento dello slogan usato

da Herbert Spencer, Margaret Thatcher e Francis Fukuyama

per giustificare il regime neoliberista che ci ha condotti sulla

soglia dell’abisso, alla fine della storia.”

Un kit di sopravvivenza

Proprio attraverso la narrazione delle apocalissi piccole e grandi che hanno avuto e avranno il mondo come palcoscenico, attraverso i momenti più rilevanti in cui le civiltà hanno rischiato l’estinzione e quelli meno rilevanti quando il mondo di un singolo individuo è collassato, attraverso scenari futuri dove comunità umane degenerano o si riorganizzano adattandosi a nuovi fattori ambientali e geopolitici, quest’opera vuole rappresentare un’enciclopedia dell’Antropocene. Un dizionario, da sfogliare nei momenti morti e da consultare quando il senso dell’ambiente circostante tende a svanire. Come detto da Claudia Boscolo nella sua recensione, questo libro è un tentativo ben riuscito di contestualizzare l’attuale collasso del sistema economico e sociale in una prospettiva storica e antropologica, tenendo conto di fenomeni simili già accaduti, oppure di possibili adattamenti della specie davanti a un ipotizzabile crollo cognitivo e all’inservibilità dei saperi che hanno garantito la tenuta del tardo-capitalismo. Un kit di sopravvivenza che ognuno dovrebbe avere nella propria libreria, che, come un pendolo, si muove tra un passato ‘universale’ di estinzioni già avvenute e futuri ‘ucronici’ in cui l’uomo o per meglio dire gli esseri viventi hanno trovato un modo per adattarsi a scenari apocalittici ‘futuribili’.

L’immaginazione contro il collasso

Pandemie, scioglimento dei ghiacciai e innalzamento degli oceani, estinzione delle api, carestie e grandi depressioni economiche. Gli scenari possibili raccontati in questo libro e nella sterminata letteratura umana sono innumerevoli e limitati soltanto dalla nostra immaginazione. Essa non è solo lo strumento degli scrittori e degli artisti ma è una delle caratteristiche fondamentali e distintive dell’uomo. Una delle caratteristiche che ci ha permesso di espanderci e prosperare su tutto il globo, di raggiungere uno stile di vita e un benessere che è messo in discussione proprio dal collasso climatico. Dalla ruota al razzo spaziale che ci ha portato sulla luna, tutto esiste perché siamo stati in grado di immaginarlo e abbiamo avuto la forza di realizzarlo. Ed è proprio questo strumento che il multicefalo TINA propone come soluzione alla nostra condizione. Le ‘Storie della grande estinzione’ ci ricordano che il cambiamento ambientale è già arrivato e che quindi un cambiamento radicale sarà necessario, e solo il nostro immaginario, la nostra capacità di pesare a nuovi modelli, paradigmi e soluzioni determinerà la nostra capacità di adattamento e quindi il nostro futuro.

Fiction is action

‘Storie della grande estinzione’ è il frutto di un sentimento contemporaneo per cui non è più tempo di avvertimenti o allarmi educati, un tempo in cui si deve dire con forza che il cambiamento climatico è qui e la catastrofe è già cominciata. Lo stesso sentimento che ha portato alla nascita del movimento Extinction Rebellion, a cui verranno devoluti tutti i guadagni della vendita del libro. Lo stesso sentimento che ci fa dire che i paradigmi che ci hanno condotti all’aumento di anidride carbonica e alla perdita di biodiversità, non potranno salvarci dalla nostra condizione. I vecchi modelli non valgono più e devono far spazio a nuovi modi di pensare e agire, proprio come questo libro è un nuovo modo di intendere le storie, l’editoria, i racconti, la specie umana, il ruolo dell’autore, la scienza, gli animali non umani e lo scibile umano. L’idea alla base di ‘Storie della grande estinzione’ è il motto ‘Fiction is action’, che riassume la volontà degli autori di distruggere e ricostruire l’immaginario collettivo e individuale per prepararlo ai compiti e alle sfide che il collasso ambientale economico e sociale ci metterà davanti.

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