Thermostat 6: un corto per spiegare i modi in cui l'uomo si relaziona alla crisi climatica

06 Jun 2021 - Michela Dubois
XR Magazine Visioni Ribelli



Thermostat 6 è un corto d’animazione realizzato da Maya Av-Ron, Mylène Cominotti, Marion Coudert e Sixtine Dano della scuola di arti grafiche francese Gobelins che spiega, attraverso un colorato sipario metaforico, i diversi modi in cui l’uomo si relaziona alla crisi climatica. 

Il corto si sviluppa intorno alla storia di una famiglia composta dai genitori, due figli e un nonno che si trovano riuniti intorno ad una tavola riccamente imbastita. All’inizio della storia, mentre gli adulti conversano del più e del meno, un secchio posto al centro del tavolo continua a riempirsi di grosse gocce d’acqua che cadono da una tubatura rotta sul soffitto. Nessuno dei presenti sembra preoccuparsi della perdita; solo la figlia più grande chiede che qualcuno si occupi del problema, ma le sue richieste vengono sistematicamente ignorate. Mentre gli adulti continuano a parlare d’altro, il secchio trabocca e l’acqua si riversa sul tavolo bagnando le pietanze, che però i personaggi continuano imperterriti a mangiare. La ragazza decide di provare a riparare la tubatura da sola, ma finisce per romperla del tutto e aumentare così la fuoriuscita d’acqua. La stanza si allaga; entrambi i nipoti guardano spaventati il livello dell’acqua alzarsi mentre gli adulti continuano ad abbuffarsi, ad accampare scuse per non intervenire e negare qualsiasi aiuto alla ragazza, che cerca di riparare al danno da sola come può. Il livello dell’acqua si alza sempre di più: tavolo e oggetti sprofondano in quella che un tempo era stata una sala da pranzo. La casa è quasi completamente sommersa. Arrivati a galleggiare a pochi centimetri dal soffitto, i genitori decidono di finire di mangiare in soffitta e trascinano con sé il fratellino piccolo. Rimasto solo con la nipote, il nonno alza per la prima volta lo sguardo dal giornale che ha continuato a leggere fino a quel momento per osservare con sgomento la devastazione lasciata dall’acqua. Quasi istintivamente, lascia cadere il giornale, la cui prima pagina scandiva a grosse lettere la frase: “Va tutto bene”. Chiusa nella soffitta, la famiglia è costretta in uno spazio minuscolo, e dalle assi del pavimento l’acqua della stanza sottostante comincia a affiorare minacciosa. Ma quando la ragazza apre la finestra sul soffitto per cercare una via di fuga, realizza che non c’è più luogo in cui rifugiarsi: il mondo intero è stato completamente sommerso.

Thermostat 6 presenta i diversi modi che l’uomo ha di relazionarsi alla crisi climatica (rappresentata metaforicamente dalla fuoriuscita d’acqua) associando ciascun personaggio ad uno specifico archetipo umano.

Partiamo dalla madre: personaggio esuberante e frivolo, pensa solamente ad assicurarsi che tutti stiano mangiando, anche quando i commensali non hanno più fame. Continua a portare piatti sempre più grandi su una tavola già riccamente imbastita e si rifiuta di salvare la casa chiudendo l’acqua pur di non smettere di ingozzarsi. Questo personaggio rappresenta indubbiamente l’ultra-consumismo nella sua assurdità e nella sua pericolosità: tutto in lei, dall’aspetto ai comportamenti più insignificanti, rimanda ad un’abbondanza ostinata e tossica. In modo del tutto candido e consapevole, antepone il pranzo (metafora dei beni materiali) alla sopravvivenza sua e della famiglia e rappresenta la percezione distorta di uno stile di vita votato all’eccesso come un bisogno. Questo comportamento può essere associato sia a singoli individui sia ad intere nazioni, che per mantenere il proprio tenore di vita non sono disposte a rivedere le proprie policy ambientali che le stanno portando al collasso climatico.

Altrettanto evidente è il ruolo del padre, che incarna l’approccio deleterio della procrastinazione; rimanda il problema ad un futuro impreciso, pensa piuttosto a cose futili e distoglie lo sguardo dalla crisi in atto. Le giustificazioni che dà alla sua inazione suonano molto familiari a chiunque abbia assistito ad un dibattito sulla questione climatica: dal rimandare l’appuntamento con chi potrebbe risolvere il problema ad un futuro impreciso alle ipocrite lamentele sul costo per le riparazioni delle tubature (chiaro riferimento ai detrattori delle soluzioni sostenibili) mentre consuma un costosissimo pranzo a base di aragoste.

I bambini, e in particolare la figlia maggiore, sono consapevoli e allarmati dal pericolo che gli altri si rifiutano di affrontare, ma sono privi delle capacità tecniche, dei mezzi, e soprattutto del potere decisionale per porvi rimedio. Se da una parte il bambino è ancora troppo piccolo per capire, la protagonista adolescente riconosce i segnali di allarme, comprende la gravità del problema e cerca di agire nel meglio delle proprie capacità per risolverlo. Allo spettatore risulta evidente che lei sia l’unica a rendersi conto del pericolo, ma in un contesto in cui tutti gli altri personaggi continuano a interagire ignorando la crisi anche mentre ci stanno sguazzando dentro (letteralmente e figurativamente) persino ciò che è lampante viene messo in discussione. Come risposta alle richieste di aiuto riceve negazione, ridicolizzazione e persino accuse di arroganza; tutti trattamenti ben noti a chi chiede che la crisi climatica venga affrontata come la minaccia che effettivamente costituisce per l’uomo.

Arriviamo infine al personaggio del nonno, il meno appariscente ma sicuramente il più interessante di tutto il cortometraggio. A una prima occhiata lo si potrebbe semplicemente associare all’orgoglio o alla testardaggine con cui spesso si nega l’esistenza o quantomeno la gravità del problema della crisi climatica. Qualche dettaglio lascia però trasparire un altro ruolo all’interno dello scenario sul cambiamento climatico. Il nonno ostenta la stessa cecità degli altri adulti; quando però la casa viene inondata completamente è l’unico a sollevare lo sguardo e a contemplare la devastazione in cui sono sprofondate la casa e l’intera famiglia. Come se si fosse svegliato da uno stato catatonico, si sofferma con sgomento sul disastro e abbandona definitivamente la convinzione che tutto vada bene con un gesto fortemente simbolico. Questo ci fa capire che il nonno aveva le capacità, l’autorità e forse anche le competenze di fermare la crisi, ma aveva scelto di ignorarla fino all’ultimo, a disastro avvenuto, quando la situazione è diventata insalvabile. Questo personaggio ricalca le figure al potere del mondo politico, economico e finanziario che hanno a disposizione tutti i mezzi per capire e affrontare la crisi climatica, ma preferiscono negarne l’esistenza o la natura prioritaria pur di non cambiare le fondamenta di un sistema radicato ma destinato a collassare. Preferiscono aspettare, piuttosto, che sia troppo tardi. Non è infatti un caso che il nonno, fra tutti i personaggi, indossi un completo da ufficio. Ma non esistono potere e autorità in una casa distrutta; e in quella soffitta, messo alle strette dalle conseguenze della falla nel sistema che lui ha costruito, il nonno diventa solo un uomo piccolo e impotente.

E quando il nonno e la nipote si guardano, nello sguardo di lui troviamo la consapevolezza di chi ha fallito, e negli occhi di lei la rabbia di chi invano ha cercato di impedire il peggio e ora, in quella devastazione, dovrà imparare a nuotare.

Thermostat 6 costituisce un monito, più che un messaggio pessimistico, sul modo in cui l’uomo sta affrontando la crisi climatica. In pochi minuti spiega in modo chiaro perché non è ancora diventata una priorità e quali saranno le conseguenze a livello globale anche al pubblico più giovane.