#StorieRibelli: Safran Foer

02 May 2021 - XR Italia
XR Magazine Storie Ribelli



Le compagnie petrolifere sanno dagli anni '50 ciò che stanno facendo al pianeta. E' ora di raccontare i loro crimini. I media e i governi sono complici. Per questo saremo noi a raccontarvi le storie di cui nessun altro parla. Perchè quando le persone sanno e chiedono il cambiamento non c'è nessun governo che sia in grado di fermarle.

Nel 1941 mia nonna fuggì dal suo villaggio polacco per salvarsi la vita. Si lasciò dietro quattro nonni, la madre, due sorelle, cugini e amici. Aveva vent’anni e sapeva solo quello che sapevano anche tutti gli altri: i nazisti stavano avanzando verso est attraverso la Polonia occupata dai sovietici e sarebbero arrivati entro pochi giorni.

La mia bisnonna, a cui avrebbero sparato sul bordo di una fossa comune mentre abbracciava la figliastra, guardò mia nonna impacchettare le sue cose. Non si dissero nulla. Quel silenzio fu il loro ultimo scambio. Sapendo non meno di quello che sapeva sua figlia, lei non sentì di dover fare qualcosa. La sua conoscenza era solo conoscenza. La sorella minore di mia nonna, a cui avrebbero sparato mentre cercava di barattare un ciondolo con qualcosa da mangiare, quel giorno seguì mia nonna fuori di casa. Si tolse l’unico paio di scarpe che aveva e lo diede a mia nonna. “Sei fortunata ad andartene” disse.

Forse è solo questione di fortuna. Se le cose fossero state diverse - se fosse stata malata o se proprio allora si fosse innamorata - magari non avrebbe avuto la fortuna di andarsene. Chi rimase non era affatto meno coraggioso, meno intelligente, meno intraprendente, né aveva meno paura di morire. Solo non credeva che stesse per succedere qualcosa di così diverso da quello che era già capitato tante altre volte. Non si può credere per un atto di volontà. E non si può costringere nessuno a credere, neppure con i ragionamenti più stringenti, vigorosi o virtuosi, neppure con prove inconfutabili.

Chi nega i cambiamenti climatici rifiuta le conclusioni raggiunte dal 97% degli scienziati che si occupano di clima. E noi, che invece dichiariamo di accettare la realtà dei mutamenti climatici provocati dall’uomo? Magari non pensiamo che gli scienziati raccontino bugie, ma siamo in grado di credere a quello che ci dicono? Credere dovrebbe immancabilmente far sorgere in noi l’urgente imperativo etico che ne consegue, smuovere la nostra coscienza collettiva e renderci pronti a compiere piccoli sacrifici nel presente per evitare sacrifici epocali in futuro.

Accettare la verità sul piano intellettuale non ha niente di virtuoso, in sé e per sé. E non ci salverà. Se accettiamo una realtà fattuale (stiamo distruggendo il pianeta) ma non siamo in grado di crederci, non siamo migliori di chi nega l’esistenza dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo. E quando il futuro distinguerà tra queste due forme di negazione, quale apparirà come un errore madornale e quale un crimine imperdonabile?