“Dichiarazione di emergenza climatica”: l’importanza di salvaguardare la biosfera e i servizi ecosistemici

03 Dec 2019 - Jacopo Simonetta
XR Magazine Società



In questi mesi si stanno moltiplicando le dichiarazioni di “Emergenza climatica” da parte di diverse amministrazioni locali. Le successive delibere locali però molto spesso non tengono conto della necessità di mettere in atto azioni che permettano di preservare il clima, e più in generale i servizi ecosistemici, e salvaguardare la biosfera.


In Italia, al netto di qualche ricercatore e di pochi professionisti, non molti sanno cosa siano i servizi ecosistemici. Eppure numerosi funzionari, politici, decisori e amministratori locali, portano avanti provvedimenti che hanno effetti deleteri su di essi, anche in contesti in cui sono state approvate dichiarazioni di “Emergenza climatica”. Purtroppo i servizi ecosistemici sono come un “rumore di fondo”: ti accorgi di loro solo quando non ci sono più. Per fare un’analogia, le persone che vivono vicino ad una cascata non odono più il rumore dell’acqua, ma si allertano immediatamente se per qualche ragione quel suono così abituale cambia o vien meno.

Dunque cosa sono i servizi ecosistemici?

Sono tutto ciò che ci mantiene in vita. Per esempio energia, acqua, aria, cibo, clima non sono prodotti del nostro ingegno e del nostro lavoro, bensì del funzionamento degli ecosistemi di cui siamo parte. I servizi ecosistemici sono il risultato complessivo di una miriade di costanti interazioni fra organismi viventi, rocce, acqua, aria ed astri celesti che conosciamo solo in modo molto parziale.  Vediamone meglio alcuni.

Energia.

Quasi 8 miliardi di noi vivono su questo pianeta dissipando l’energia messaci a disposizione dagli ecosistemi. Per le fonti fossili (petrolio, gas e carbone) si tratta del prodotto della fotosintesi in ere geologiche passate; biomassa e cibo sono invece prodotti della fotosintesi attuale. La luce del Sole viene filtrata da un’atmosfera che è il risultato di miliardi di anni di fotosintesi e, senza questi filtri, ben poco di vivente ci sarebbe sulle terre emerse. Annualmente consumiamo l’energia fossile accumulatasi in molte centinaia di migliaia di anni di fotosintesi del passato, oltre a circa il 50% della biomassa prodotta dalla fotosintesi attuale. A far data dall’“Earth overshoot day” consumiamo anche quota parte del capitale di biosfera che ci fornisce quell’energia, riducendone quindi la produzione. Un po’ come qualcuno che ogni anno spenda più di quel che guadagna, attingendo ad un capitale ereditato degli avi.

Acqua.

A scuola ci insegnano che l’acqua è una risorsa rinnovabile perché ricircola costantemente fra il mare e la terraferma. Vero, ma allora come mai in quasi tutto il mondo la portata di fiumi e sorgenti diminuisce; le falde acquifere sono più o meno depresse ovunque? Semplice: perché il ciclo dell’acqua funziona a condizione che vi siano degli ecosistemi funzionanti, in particolare foreste, laghi e paludi; altrimenti le precipitazioni diventano più scarse ed irregolari. Vuol dire un’alternanza di lunghi periodi siccitosi intervallati da nubifragi ed alluvioni che, però, di solito non compensano l’inaridimento graduale sul lungo periodo.

post-picture Uomini e bambini prelevano l’acqua per l’irrigazione nell’altopiano Dogon (Mali) durante una giornata di tempesta di sabbia. Velio Coviello (CC BY-SA 3.0)


Il meccanismo è complesso e ancora non del tutto compreso, ma in sintesi, l’acqua che evapora dal mare ripiove in mare, salvo una percentuale che piove sulle zone costiere. Se qui viene intercettata e trattenuta dalla vegetazione e dalle paludi, ri-evapora e piove più verso l’interno e così via. Altrimenti, se ne torna presto in mare, magari dopo aver alluvionato un quartiere (di solito uno di quelli costruiti dentro l’alveo degli antichi fiumi). I fiumi rappresentano il “troppo pieno” di questo sistema, le falde acquifere sono invece le riserve che possono tamponare le fluttuazioni temporanee, a condizione di non venire prosciugate e/o inquinate. La tecnologia e l’energia fossile permettono all’uomo di andare a pompare riserve sempre più profonde, dimenticate dal tempo, ma meglio ci riesce di fare questo, più alteriamo irreparabilmente il ciclo, spostando acqua dalla terraferma al mare, senza che possa poi tornare.

Certo, questo è solo uno schema e si applica in modo molto diverso a seconda delle regioni e delle stagioni, ma resta sempre valido il fatto che quando la portata media dei fiumi diminuisce, significa che abbiamo già superato la soglia di pericolo. L’unica cosa intelligente da fare sarebbe ridurre i consumi di acqua ed aumentare foreste, vegetazione e zone paludose.

Aria.

La composizione dell’atmosfera ha alcune implicazioni su cui raramente si riflette. Rende possibile alle piante la fotosintesi ed a tutto ciò che vive di respirare, ma non solo. Come abbiamo accennato, filtra i raggi cosmici ed assicura al Pianeta una temperatura media compatibile con la presenza di acqua allo stato liquido e di vita biologica. Una composizione dell’atmosfera relativamente costante è un servizio eco-sistemico. Qualcuno comincia a rendersi conto che averla alterata anche di poco sta scatenando una specie di anteprima d’inferno in molte regioni.

post-picture I bambini sono costretti a indossare maschere a causa del fumo tossico degli incendi della torba nel Borneo centrale. Aulia Erlangga / CIFOR (CC BY-NC-ND 2.0)


Questa alterazione della composizione dell’atmosfera deriva certamente dalla combustione di biomassa fossile (combustibili fossili), ma per una parte consistente deriva anche dal degrado degli ecosistemi (disboscamento e incendi, degrado dei suoli, scioglimento del permafrost, ecc.).   Su quali siano le rispettive percentuali non c’è accordo fra i ricercatori, ma che entrambe le fonti (combustibili fossili e degrado degli ecosistemi) siano determinanti è assodato. Quello su cui non si riflette abbastanza è che tutto ciò ha già scatenato una serie di retroazioni auto-rinforzanti (cicli di feedback) di ulteriore riscaldamento e che solo ed esclusivamente il ripristino della Biosfera potrebbe, forse, fermare prima che la maggior parte del pianeta diventi inabitabile. Quindi, di nuovo, abbiamo bisogno soprattutto di aumentare tutti i tipi di ecosistemi ed in particolare foreste e paludi.

Cibo.

Tra il 26 e il 37% (circa 14 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2) dei gas climalteranti sono prodotti dalla filiera del cibo (produzione agricola, trasformazione, trasporto e utilizzo energetico nella produzione, rifiuti). L’agricoltura industriale, con il suo corredo di fertilizzanti e pesticidi di sintesi, è inoltre causa diretta di buona parte della deforestazione a livello mondiale e di diminuzione della biodiversità conseguente alla sistematica distruzione degli habitat anche degli agenti utili (micro e macrorganismi del suolo, insetti impollinatori, insetti e artropodi che sono nemici naturali degli insetti dannosi). L’agricoltura industriale sta distruggendo a passo da gigante proprio i servizi ecosistemici che rappresentano la base dell’agricoltura stessa: fertilità del suolo, servizio di impollinazione, lotta agli insetti e agenti dannosi.

Clima vivibile.

Già molto tempo fa, gli storici si sono accorti che le società complesse, capaci di produrre quelle che chiamiamo “grandi civiltà”, sono sempre state vincolate ad aree caratterizzate da clima mite. Un clima temperato è infatti un presupposto per suoli non solo fertili, ma anche dotati di una forte resilienza allo sfruttamento agricolo, a sua volta presupposto per il sostentamento di elevate concentrazioni di persone e, quindi, per lo sviluppo di società complesse, in grado di produrre i capolavori di arte e di scienza che tanto ci affascinano. Non a caso, man mano che i suoli sono stati erosi ed il clima è diventato più ostile, le “società avanzate” sono fiorite altrove, tendenzialmente più verso nord, laddove il clima era ancora compatibile con elevate densità di popolazione. Proprio ora, per la prima volta nella storia, climi e suoli stanno diventando inadatti a sostentare una società numerosa e tecnologicamente avanzata in quasi tutto il mondo contemporaneamente.

I servizi eco-sistemici, in sintesi, sono quelli che assicurano “gratuitamente” che il Pianeta rimanga abitabile e dipendono dall’integrità degli ecosistemi.

Come umani stiamo distruggendo la Biosfera ad un ritmo molto più rapido di quanto non stiamo incrementando le emissioni climalteranti, anche nei paesi con emissioni di CO2 infinitesimali, sia totali che pro-capite. Fra peggioramento del clima e perdita di servizi ecosistemici vi è una stretta sinergia dal momento che un clima relativamente temperato è proprio il principale fra questi “servizi.”

È possibile sostituire i servizi ecosistemici con la tecnologia?

Possiamo affermare che un salvataggio in extremis dei servizi ecosistemici per via tecnologica è quanto meno estremamente improbabile. Si possono costruire depuratori per riciclare l’acqua, si possono sintetizzare fertilizzanti per produrre cibo su terreni esausti; plastiche e metalli possono sostituire il legno… Si sono costruite macchine che possono produrre elettricità senza emissioni climalteranti e perfino macchine che pompano CO2 dall’atmosfera nelle viscere della Terra… Certo, ma tutto ciò ha dei costi.

Costi in primo luogo energetici,

perché mentre la fotosintesi trasforma CO2 in biomassa usando la luce del Sole, le nostre tecnologie sono alimentate comunque da combustibili fossili ed è quanto meno improbabile che si possa fare altrimenti. Oggi, le fonti rinnovabili coprono infatti meno del 10% del consumo globale (5% idroelettrico, 3% eolico, 2% solare) ed esistono solo grazie ad un’industria potentissima che usa grandi quantità di materiali. Incrementarne l’uso per sopperire ai consumi attuali comporterebbe l’estrazione ed il consumo di milioni di tonnellate di cemento, acciaio, rame eccetera, compresi parecchi minerali rari provenienti da immense miniere poste ai quattro angoli del mondo. L’unico modo di ridurre sensibilmente le emissioni climalteranti sarebbe tagliare drasticamente i consumi finali.

Costi finanziari.

Se a qualcuno sembra di dover correre sempre di più per ottenere sempre di meno non è pazzo. Anzi è uno dei pochi che si è accorto di un fenomeno ben reale: in gergo si chiama “Sindrome della Regina Rossa”. Ci sono diversi fattori concomitanti e sinergici alla base di questo fenomeno, ma i principali sono due: il primo è il degrado qualitativo delle risorse energetiche e minerarie che ci costringe a scavare, pompare, trasportare sempre di più per ottenere ciò che ci serve. Il secondo è il venire meno degli stessi servizi ecosistemici, che ci costringe a ricorrere a succedanei tecnologici.  Macchine ed impianti però costano ed i soldi vengono prodotti dalle banche mediante l’accensione di debiti e che devono poi essere restituiti con l’interesse, altrimenti il sistema si inceppa ed il denaro scompare. Per pagare gli interessi è necessario che l’economia cresca, solo che il degrado delle risorse ed il venir meno dei servizi ecosistemici si mangiano parte crescente della produttività, lasciando sempre meno per la crescita.

In altre parole, da un lato il progresso tecnologico, che alcuni vedono come la chiave per la riduzione dei consumi energetici, è frutto di un aumento dei consumi stessi. Dall’altro, la tecnologia ha consentito alla nostra nicchia ecologica umana di occupare oramai buona parte della Biosfera, minando alla base i processi di riduzione dell’entropia che solo la Biosfera e nessuna tecnologia, neppure teorica, potrà mai realizzare.

Ma, si potrebbe obbiettare, l’Intelligenza Artificiale, il computer quantistico, i robot e le altre meraviglie della tecnologia prossima ventura?  Nella misura in cui uscirà dai laboratori per entrare nella società, aumenterà i consumi e di conseguenza i rifiuti e la distruzione degli ecosistemi. 

post-picture Discarica di elettronica ad Agbogbloshie, Ghana, Fairphone (CC BY-NC 2.0)


Del resto, è esattamente questa la promessa di questi oggetti: mettere chi ne disporrà in condizione di fare cose finora impossibili. Il che, tradotto in termini scientifici, significa estendere ulteriormente la già obesa nicchia ecologica umana, riducendo quindi lo spazio ecologico a disposizione di tutte le altre specie (e degli umani che non ne disporranno).  Cioè esattamente il contrario ciò che bisogna fare.

Che fare allora?

Come accennato in apertura, sull’onda delle proteste di piazza, un numero crescente di amministrazioni locali sta formalmente dichiarando lo stato di “Emergenza Climatica”. “Stato di Emergenza” significa che la collettività deve affrontare un pericolo troppo grande e immediato per potersi permettere di funzionare secondo le proprie consuetudini. Nel nostro caso vorrebbe quindi significare che governi ed amministrazioni nominino dei commissari o, meglio, delle assemblee cittadine, che decretino provvedimenti atti a fermare l’estinzione di massa ed a limitare il peggioramento del clima. Ma ciò non sta accadendo. Molte delle amministrazioni che hanno formalizzato la dichiarazione di “Emergenza Climatica” sembra che stiano anzi lavorando attivamente non per mitigare, ma per peggiorare il più rapidamente possibile la situazione, e dissipare quanto rimane dei servizi ecosistemici.  Per fare un esempio, l’Amministrazione Regionale Toscana ha fatto una solenne dichiarazione di Emergenza Climatica, mentre sta alacremente smantellando le aree protette, vuole ampliare l’aeroporto di Firenze, costruire una nuova autostrada, sviluppare l’industria del legname e delle cave, e molto altro ancora. Più generalmente, è nocivo rispetto alla possibilità di preservare i servizi ecosistemici ogni sindaco che abbatta alberature invece di piantarne, che permetta di estendere la superficie urbanizzata invece di ridurla e via di seguito. Dunque, se vogliamo evitare che una “Dichiarazione di Emergenza climatica” si risolva in una operazione di “greenwashing”, bisogna essere pronti a fare richieste precise agli amministratori e a metterli pubblicamente alla berlina se non le ottemperano. 

Ma quali richieste si possono fare a Comuni e Regioni che siano ad un tempo utili e realistiche?

Ogni comune ed ogni regione ha le proprie peculiarità e priorità, ma in linea del tutto generale, suggerisco di puntare soprattutto alla salvaguardia di ciò che resta della Biosfera. Tutto è collegato ed importante, ma ci sono almeno 3 ragioni per cui il focus sulla biosfera è fondamentale:

1 - Ogni possibile economia e la vita stessa dipendono dai servizi ecosistemici che solo la Biosfera può fornire ed esiste un unico processo in grado di ridurre la crescente entropia del pianeta: si chiama “fotosintesi”.

post-picture Questi pattugliatori lavorano nelle giungle intorno a Macooih, in Vietnam, pagati per mantenere il benessere generale della foresta. Ciò è reso possibile attraverso il Fondo per la povertà e l’ambiente (PEF) con l’approccio noto come “pagamento per i servizi ecosistemici forestali” (PFES). Lester Ledesma / Asian Development Bank (CC BY-NC-ND 2.0)


2 – Interventi di salvaguardia della Biosfera sono possibili a qualunque scala, dal balcone di casa propria agli accordi internazionali ed ad ogni livello è possibile registrare un miglioramento, magari minimo, ma apprezzabile. Già smettere di fare danni (come demolire alberature, costruire, tagliare boschi e cementificare rivi con criteri vecchi di 100 anni) sarebbe un miglioramento. Ogni singola amministrazione e governo, per quanto piccolo, può quindi fare la sua parte.

post-picture Ricercatori impegnati nel monitoraggio del carbonio di torba. Sigit Deni Sasmito / CIFOR (CC BY-NC-SA 2.0)


3 – Sul piano politico, interventi di tutela o ripristino della biosfera costano pochissimo, possono essere relativamente facili da far accettare alla popolazione e possono dare risultati parziali, ma visibili, anche in tempi brevi.  Per esempio la realizzazione di un’area boschiva protetta o di un biotopo o stagno sono poco costosi, sicuramente efficaci e immediatamente visibili. Altri provvedimenti, come ad esempio un drastico cambio di rotta nelle pratiche agricole e nelle sistemazioni fondiarie, sarebbero più impegnativi, ma sempre meno di quelli che potrebbero riuscire a flettere la curva delle emissioni antropogeniche di CO2, metano, eccetera.

post-picture Progetto di riforestazione in Indonesia, James Anderson, WRI (CC BY-NC-SA 2.0)


Note riguardo all’autore e alle immagini.

Jacopo Simonetta: ecologo, dal 1981 si occupa soprattutto di restauro e gestione di ecosistemi, di didattica e di divulgazione scientifica. In particolare ha lavorato in Italia ed in Somalia alla pianificazione, progettazione e gestione di aree protette. Ha tenuto numerosi corsi e conferenze per istituzioni didattiche di ogni ordine e grado, e da qualche anno collabora con vari blog fra cui “Effetti Risorse” (alias “Effetto Cassandra”) del prof. Ugo Bardi.

Inoltre, ha collaborato con numerose istituzioni scientifiche quali: Università di Firenze, Università di Camerino, Muséum National d’Histoire naturelle (Parigi), Istituto Agronomico per l’Oltremare (Firenze). Il testo è stato rielaborato, con il consenso dell’autore, da due pezzi precedentemente pubblicati su: ugobardi.blogspot.com/2019/10/il-prezzo-per-la-vita-e-la-morte-come.html ugobardi.blogspot.com/2019/09/emergenza-climatica-e-poi.html

Tutte le foto sono Creative Commons tratte dalla banca dati: https://climatevisuals.org/



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  • “Dichiarazione di emergenza climatica”: l’importanza di salvaguardare la biosfera e i servizi ecosistemici
    Jacopo Simonetta • 03 Dec 2019

  • Azioni
  • Un tappeto di scarpe da bambino a Palermo: Extinction Rebellion rivendica un pianeta sano per le nuove generazioni
    XR Italia • 04 Jul 2020
  • INTESA È NUDA: ATTIVISTI DI EXTINCTION REBELLION NUDI SOTTO IL GRATTACIELO SANPAOLO
    XR Italia • 29 Jun 2020
  • Extinction Rebellion: corpi morti per ecocidio agli Stati Generali dell’economia. Il collasso è imminente, l’inazione è perpetua. Si uccidono gli ecosistemi, muore l’umanità
    XR Italia • 20 Jun 2020
  • Attivisti di Extinction Rebellion sul parapetto di Ponte Sant’Angelo a Roma
    XR Italia • 06 Jun 2020
  • Piano integrato o parco disintegrato? Questo è il dilemma
    Simonetta Biagi e Jacopo Simonetta • 04 Jun 2020
  • Extinction Rebellion Torino di nuovo in azione per le strade della città
    XR Italia • 01 Jun 2020
  • Extinction Rebellion e FFF: "Discobedience al balcone!"
    XR Italia • 20 Mar 2020
  • Io, anima estinta, vi racconto la mia apparizione terrena a Milano durante la Settimana della moda
    XR Italia • 25 Feb 2020
  • Extinction Rebellion Italia blocca il ponte dell’Accademia
    XR Italia • 23 Feb 2020
  • Discobedience lagunare
    XR Italia • 22 Feb 2020
  • Un'onda “diSCObbediente" vi seppellirà
    XR Italia • 21 Feb 2020
  • Dichiarazione di ribellione:
    XR Italia • 20 Feb 2020
  • È Ora di Concentrarsi: Meditazione Ribelle
    XR Piemonte • 20 Feb 2020
  • Partecipate alla sfilata delle Anime Estinte:
    XR Italia • 18 Feb 2020
  • Extinction Rebellion in azione a piazzale Flaminio nel giorno di San Valentino
    XR Italia • 14 Feb 2020
  • Cambiamo disco!
    XR Italia • 08 Feb 2020
  • L'Australia è in fiamme! Sit-in di Extinction Rebellion in piazza della Repubblica a Firenze
    XR Italia • 17 Jan 2020
  • Una trappola di fuoco davanti all’ambasciata australiana di Roma
    XR Italia • 15 Jan 2020
  • Bloody Fashion: cosa c'è dietro la capitale della Moda?
    XR Milano • 13 Jan 2020
  • Stop alla distruzione degli ecosistemi: salviamo le Alpi Apuane
    XR Toscana • 12 Jan 2020
  • “Regali liberati” nel centro di Trento
    XR Italia • 20 Dec 2019
  • Ultimatum alla Regione Piemonte
    XR Piemonte • 18 Dec 2019
  • Morti per il clima: performance di Extinction Rebellion al laghetto dell’EUR
    XR Italia • 15 Dec 2019
  • Due sub in pieno centro a Genova
    XR Genova • 11 Dec 2019
  • Sciopero Globale del 29 Novembre: arte e cortei a Torino
    XR Piemonte • 05 Dec 2019

  • Dicono di noi
  • Extinction Rebellion sta creando una nuova narrativa della crisi climatica ed ecologica
    Charlotte Du Cann, New York Times, trad. XR Italia • 09 Dec 2019

  • XR Families
  • Dobbiamo insegnare anche ai bambini più piccoli ad essere attivisti
    XR Italia • 21 Jun 2020
  • La ribellione di far scuola in natura
    a cura di XR Famiglie • 14 Jun 2020
  • Smettiamola di accusarci l'un l'altro per la crisi climatica
    Oliver Taherzadeh e Benedict Probst • 07 Jun 2020
  • Come superare l'ecoansia e affrontare la crisi climatica ed ecologica
    Emma Marris, New York Times • 24 May 2020
  • Lasciateli giocare
    Peter Gray • 17 May 2020
  • Una Guida per i Genitori sulla Crisi Climatica ed Ecologica
    XR Italia • 10 May 2020
  • Confrontarsi con l'apprendimento e il gioco a casa dei figli
    XR Italia • 03 May 2020
  • Crescere bambini e bambine forti e resilienti nell'epoca della crisi climatica ed ecologica
    XR Families Italia • 24 Apr 2020
  • Riconoscere l'ansia nei bambini.
    Alexandra Harris, Parenting per Wholeness Parenting Coach • 16 Apr 2020
  • Ho avuto un'infanzia gloriosamente selvaggia.
    di Cressida Cowell, The New York Times • 17 Mar 2020

  • Provvedimenti
  • Come favorire il “Bail out” del Pianeta
    XR Italia • 05 Jul 2020